RTW day 80: la balenottera bianca (ovvero noi e il camper)

Facciamo colazione con Dene, ci regala una canzone da aggiungere alla compilation di viaggio e un gran sorriso per la foto di rito prima di salutarci (io sveglia da 3 minuti, capelli ribelli, senza marcador e guardo sempre nel punto sbagliato).

Oggi gran giorno: “camperiamo” e una nuova avventura inizia!!!

La rilocazione è la nostra salvezza per questo viaggio nella costosissima Nuova Zelanda: abbiamo un camper gratuito con tutti i comfort a condizione di portarlo in 6 giorni dall’isola Sud a quella Nord; anche il traghetto è compreso nel pacchetto. Per la notte poi tutta la Nuova Zelanda è fornitissima di campeggi, da quelli attrezzati a quelli spartani dotati solo di posteggio, fino a quelli gratuiti… noi ovviamente puntiamo sugli ultimi. Alla società di noleggio capiscono subito che siamo italiani per i due sacchetti di viveri che abbiamo al seguito e, segnale inconfondibile, il pacco di linguine che spunta dalla busta. Questo gli basta per non fidarsi di noi, così siamo obbligati a vedere un video su come si guida… sapete, qui sono convinti che siccome in Italia c’è la Ferrari ne abbiamo tutti una nel box e guidiamo come un pilota di formula uno! Il video ci mostra che per andare a destra dobbiamo girare il volante a destra, che per accendere il potente mezzo dobbiamo inserire la chiave e il tutto si conclude con venti minuti sull’utilizzo del freno a mano, ma della scatola della vergogna nulla! Eh sì, perché la cosa che a noi preoccupa di più in realtà è una sola: ogni quanto va svuotato il cassetto della mierda prima di trovarmi al primo dosso con liquame ovunque!?

Nell’attesa di ricevere le chiavi della bestia vedo una macchinetta che fa la ciocciolata in tazza… mmm, da quanto non ne bevo una! La prendo e la trangugio alla goccia… ora ricordo perché era tanto che non lo facevo, il latte mi crea un po’ di movimento, mi sa che presto sperimenterò il wc del camper.

Attendiamo ancora e cosa vedo? Un aggeggio infernale che so che diventerà irresistibile per Paolo… lui che della lotta tra l’uomo e la zanzara ci ha scritto pure un libro in gioventù; infatti come vede lo strumento di tortura non riesce a frenare l’impulso di provarlo e se lo vuole portare a casa. È una sorta di pistola che promette di schiacciare le zanzare, ma di non lasciare spatarrate di insetto sul muro, neanche un’aletta spiegazzata, mah! Gli intimo di poggiare l’arma come nei migliori film polizieschi, lui ha la sudorazione a mille, chiede un elicottero e così nessuno si farà male.

Per fortuna una vocina soave pronuncia: “Salvi Paola”… Paolo non ce la fanno proprio a dirlo all’estero… siamo noi e l’attenzione della mia dolce metà viene catapultata subito sulle chiavi del camper, così è sventata una strage di zanzare, la cui sindone sarebbe rimasta sui muri di casa nostra ad imperitura memoria. La ragazza della società di noleggio guarda Paolo e chiede: “hai già esperienza alla guida di camper?”. La mia dolce metà ovviamente risponde con un “Sì ovvio!” che sa di bluff lontano un chilometro. Al mio sguardo preoccupato risponde con un “Vale! Io ho fatto la patente con la Ford Mondeo Station Wagon SV Baracca, posso guidare anche un tir!”

Saliamo super gasati sulla nostra balenottera!

Sul cruscotto una scritta inquietante: tenere la sinistra con una freccia enorme disegnata… prima svolta già stiamo guidando a destra. Un po’ di rodaggio e ce la caviamo alla grande con questo balenottero da 7,5 metri di lunghezza.

Prima curva e si aprono tutti i cassetti… ops, ecco cosa servivano quei pulsantini sui cassetti che io ho schiacciato tutti quanti a dovere.

Ci dirigiamo a sud verso il Monte Cook, la strada per raggiungerlo è a dir poco meravigliosa, ampi tornanti circondati da colori intensi che vanno dalle sfumature del verde a quelle dell’azzurro, degna di una colonna sonora da film.

La piccola chiesa del Buon Pastore ci rapisce per la sua semplicità e bellezza, costruita ai piedi di bianchi ghiacciai e sulla riva del Lago Tekapo dalle acque turchesi. Tutto intorno, la vegetazione incornicia lo specchio d’acqua con magnifici fiori e prati verdi.

Saltelliamo su dei sassi per un autoscatto il cui tema dominante è l’azzurro…

Ma nel tornare a riva scivolo e finisco con un piede in acqua…

…e contagio anche Paolo nella mia goffaggine.

Siamo peggio di Bill e Stephen nel film “A spasso nel bosco”.

Con un piede bagnato e uno asciutto facciamo sosta in un campo di lavanda, dove ho la geniale idea di sedermi (dopo numeri da circo) su delle balle di fieno, che a giorni di distanza le pagliuzze ancora mi pungono!

La visione del Lago Pukaki ci obbliga ad un’altra sosta, catturati dal suo colore blu che sembra essere tutt’uno con il cielo. Il lago bacia orgoglioso i piedi del Monte Cook e crea un contrasto di colori con ciò che lo circonda.

Strade da colonna sonora non ci abbandonano e sfoggiamo un’altra perla per questo panorama: “Step out” di José González (grazie Ari!)

Dopo solo due giorni la Nuova Zelanda ci appare come una vasta terra di ghiacciai e vulcani, crateri e montagne, valli e laghi, curve e rettilinei, dove i contrasti la fanno da padroni.

È ora di cena, siamo ai piedi del Monte Cook e sperimentiamo il primo pasto sulla casetta mobile, c’è tutto e super organizzato. Inauguriamo la balenottera con la pasta, ormai ci siamo dati ai carboidrati selvaggi!

Troviamo un posteggio spartano per la notte, peccato che tutti i posti siano occupati, ma è praticamente buio e rimettersi alla guida non è prudente, così ci fermiamo nella zona libera del parcheggio diurno. Paolo va verso il baracchino per capire se e dove possiamo posizionarci, nel frattempo io monto il letto. Capiamo subito che qui sono molto old school, al posto di una persona all’ingresso del campeggio ci troviamo davanti una cassetta e un cartello che recita:

  • mettere 26 dollari neozelandesi esatti in una busta
  • inserire la busta nella cassetta con la vostra targa indicata su un foglietto
  • se non lo fate sarete puniti con una sveglia all’alba dal ranger
  • se non avete i soldi contati sarete puniti con una sveglia all’alba e obbligati ad ascoltare un cd intero di Gigggi d’Alessio

Noi ovviamente, come due scappati di casa:

  • non abbiamo i soldi contati e abbiamo solo pezzi da 50
  • non abbiamo nessuna busta
  • siamo parcheggiati nel posto sbagliato

Sul nostro cruscotto campeggia il seguente messaggio, scritto sul retro dello scontrino del super: “ci scusi signor ranger, siamo arrivati tardi, era tutto pieno, era buio, non avevamo i soldi giusti e ci siamo piazzati qui… un gomito mi faceva contatto con il piede, il cane mi ha mangiato il compito, le cavaaaalleeeeteee, abbia pietà!”

Più o meno la stessa scena di Paolo a San Diego dopo l’incontro con la bionda…

Guardiamo il monte che sparisce nella notte, le stelle lo circondano e lo spettacolo è magnifico. Ce lo godiamo da sotto le coperte nella nostra casa mobile, fuori tira un vento gelido che anche il camper traballa tra una raffica e l’altra… troppo freddo per uscire a fare anche una sola foto… click click, fotografiamo tutto nella testa! Non a caso questa è chiamata la regione del “cielo d’oro”, è quasi del tutto priva di inquinamento luminoso e si possono ammirare le costellazioni scintillanti, è semplicemente uno dei migliori posti dove osservare le stelle sulla terra.

Paolo è sveglio dalle 5:00, preda degli incubi, inseguito dai rangers con la faccia di Gigi D’Alessio. Per riprendersi dallo shock esce a fare qualche scatto prima che sorga il sole. Le stelle se ne sono già andate, ma il panorama è comunque suggestivo.

P.s.

Il nostro fogliettino ha funzionato: nessuna sveglia all’alba, nessuna punizione corporale, niente canzoni neomelodiche e amnistia totale!

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