RTW day 81: dai monti alle spiagge

Svegli di buon’óra per l’ansia da posteggio non pagato, siamo vigili come due vedette in attesa del ranger. Le paperotte accovacciate a due passi dal camper ci tranquillizzano e ci danno il buon giorno appena mettiamo fuori il primo piede… le cime ci salutano in tutto il loro splendore!

Dopo una breve passeggiata raggiungiamo i piedi del ghiacciaio del Monte Cook (o meglio, di quello che è rimasto) e aspettiamo che il sole lo illumini.

Riceviamo il buongiorno anche da Dene che ha trovato il nostro bigliettino.

Siamo pronti per partire, raggiungiamo in poco meno di 3 ore il mare, nei pressi di Christchurch (rieccoci!). Troviamo parcheggio proprio a due passi dalla spiaggia, sotto una quercia enorme dalla quale penzola un’altalena… vuoi non salirci? Capisco subito che l’impresa sarà più ardua del previsto!

Ma qui qual è l’altezza media delle persone? Provo uno dei miei numeri da circo… va beh, ho capito che così facendo capocollo per terra e mi spacco pure a sto giro, quindi mi accontento di una posa plastica per questa volta.

Ma quando in quelle rare volte in cui io demordo, Paolo insiste e tenta di farmi salire con la mossa del volo d’angelo di dirty dancing, parte pure la colonna sonora e nella mia testa parte pure il film…

Apro gli occhi e sono ancora lì, con Paolo che mi guarda sconsolato ed esclama: “al tre ti devi dare lo slancio, mica ti devi inchiodare come una statua di marmo!” Io comunque mi ricordo che Patrick alzava Baby con un dito e a lui per poco non esce un’ernia…

Uno, due, tre… io mi do uno slancio supersonico, ma niente da fare, sono ancora lì, giù dall’altalena dopo un balzo di ben 5 centimetri. Alla fine ci salgo, ma a mio modo!

Mangiamo sulla nostra casetta mobile e Paolo ha voglia d’insalata… io dico che non c’è, ma lui insiste del contrario, andiamo avanti così per 10 minuti, finché non tira fuori un sacchetto dal frigo pieno di foglie verdi. “Ahah, e questa!?!”, dice lui tutto soddisfatto.

Gli faccio presente che non è insalata, ma che sono spinaci e vanno bolliti, ma lui, gnucco più della montagna che abbiamo appena salutato, insiste che invece è la stessa cosa. Passano altri 10 minuti di discussione che neanche a Masterchef.

Orgoglioso come pochi, si mette nel piatto gli spinaci e parte la prima forchettata: faccia poco convinta, inizia a schiumare, ma non proferisce parola. Io non gli stacco gli occhi di dosso, finché esclama: “sono amari!!”. Ahaaa! E qui ti volevo! Ora te li mangi tutti!!

Finiamo velocemente il pranzo e via in spiaggia! Fa proprio caldo oggi e non c’è un filo d’aria… superiamo la duna che separa il parcheggio dalla spiaggia e d’improvviso vediamo volare draghi, orsi e polipi giganti… cosa c’era nella frittata?! Forse gli spinaci baby crudi hanno effetti allucinogeni? La temperatura al di là della duna cala di 10 gradi e il vento non è propriamente una brezzolina, infatti gli aquiloni la fanno da padroni.

Rimaniamo incantati per più di un’ora, ma quando il vento si alza ancor di più e siamo sufficientemente surgelati torniamo al camper e ripartiamo per la nostra strada. Più andiamo avanti e più ci accorgiamo che il terrorismo psicologico della sicura che ci ha affittato il camper era esagerato, le strade sono larghissime e si percorrono distese immense senza incontrare un’anima, i camion si accostano per farti passare e le auto ti sorpassano solo se ti fermi e ti ringraziano pure… forse la tizia non ha mai guidato nella giungla milanese all’ora di punta. Nei sensi alternati dove ci sono lavori in corso al posto dei semafori hanno l’omino con la paletta che saluta tutti!

Ma quando passiamo noi il cartello passa magicamente da “GO” a “SLOW”.

Dopo una cinquantina di chilometri con la radio locale a tutto volume, il comandante della balenottera se ne esce con: “oh, questa canzone non la sopporto proprio, ha in sottofondo un tic-tic che mi sembra il suono della freccia della macchina”… beh era veramente la freccia della macchina, accesa da mezz’ora… bene, siamo sul pezzo…

Arriviamo a Kaikoura in serata (come consigliato da Dene) e ci fermiamo con il nostro camper in riva al mare a goderci un tramonto da cartolina.

Questa notte raggiungiamo un campeggio attrezzato, abbiamo bisogno di fare rifornimento di acqua ed elettricità e soprattutto di svuotare per la dodicesima volta in tre giorni la fogna di Calcutta, per la gioia di Paolo.

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