RTW day 83-84: tutto chiuso (tranne i kiwi)

Oggi piove, ma iniziamo comunque la giornata col botto. Nel vero senso della parola. Paolo abbatte in retromarcia una pianta del giardino di Don. A parte la figura di merda colossale (scusate la parolaccia ma quando ci vuole, ci vuole), siamo davvero dispiaciutissimi, corriamo in soccorso della pianta, ci scusiamo mille e una volta, Paolo fa la respirazione bocca a bocca all’arbusto, ora pendente peggio della torre di Pisa. Don è calmo, ci rassicura del fatto che, essendo giovane, si è solo flessa e tra qualche settimana tornerà come nuova e tra l’altro non è la prima volta che succede. Ci dice anche che un terzo della popolazione Neozelandese è fatta di viaggiatori e forse vorrebbe aggiungere che per fortuna non sono tutti imbranati come noi con il camper, sennò dovrebbero dichiarare il coprifuoco…

Senza abbattere null’altro riusciamo a prendere il traghetto da Picton a Wellington. La navigazione dall’isola Sud a quella Nord ci fa sentire catapultati in una scena del film “Il Signore degli Anelli”: montagne erbose davanti e dietro di noi e un oceano blu sul quale ci facciamo trasportare.

Nonostante il tempo non sia dei migliori, il viaggio dura esattamente le 3 ore previste (svizzeri questi neozelandesi), arriviamo in campeggio, questa volta attrezzato, che ormai è buio… un po’ a tentativi attacchiamo fili e tubi alla colonna di servizio e miracolosamente tutto funziona!

Paolo però pensa di farsi subito voler bene dal vicino di camper. Lo vedo che armeggia e svita un tubo dell’acqua e dopo qualche secondo, tra improperi in neozelandese stretto, appare l’inquilino del camper a fianco con la cuffia in testa e il sapone sotto le ascelle. Paolo esclama molto ingenuamente, facendosi luce con il cellulare: “ah, non era questa la nostra colonna?! Oh, Vale abbiamo sbagliato!” Altra figura colossale della giornata.

Il giorno successivo incredibilmente non troviamo nessuna fiancata rigata. Il tubo dell’acqua del vicino però è lucchettato. Facciamo il bucato e stendiamo tutto nella nostra casetta, perché come dice il detto: “i panni sporchi si lavano in casa, ma si stendono nel camper”.

Si parte e seguiamo fiduciosi Google Maps verso nord, destinazione Tongariro. Quella di oggi si potrebbe battezzare come la giornata dei cartelli minacciosi:

  • Primo cartello: PASSAGGIO VIETATO AI VEICOLI LUNGHI. Ma noi siamo un veicolo lungo? Vabbè, ci autoconvinciamo che 7,5 metri non è poi così lungo, anche perché un furgone davanti a noi fila dritto… lo seguiamo, se non passa lui, non passiamo neanche noi.
  • Secondo cartello: STRADA STRETTA, NON SEGUITE IL NAVIGATORE. Se non siamo lunghi non siamo neanche larghi quindi avanti così…

  • Terzo cartello: ULTIMA POSSIBILITÀ PER TORNARE INDIETRO. Questo è terrorismo psicologico da quattro soldi…

  • Quarto cartello: VI AVEVAMO AVVERTITO. Ehm… e adesso??

Forse dall’itinerario avremmo dovuto capire dove stavamo andando a ficcarci e la Shakespeare Bay capita a proposito: continuare o invertire la rotta, questo è il problema!

La strada da quanto è stretta sembra ad una corsia, se incontriamo una macchina che arriva dall’altro senso di marcia siamo fregati, se poi arriva un altro camper è la fine… c’è da dire che finora non abbiamo incrociato nessun altro veicolo (chissà come mai?) quindi potrebbe andarci ancora bene. Paolo sfoggia tutta la sua esperienza in anni e anni di guida per le strade della Valle Imagna e usciamo dopo un’ora buona dal tratto di strada tortuosa e stretta senza nemmeno un graffio! Con la retromarcia non ci siamo, ma sulle curve è un drago!

Dopo questo Camel Trophy raggiungiamo il Lago Taupo, il più grande lago d’acqua dolce del paese e dell’intera Oceania, si estende per 616 chilometri quadrati. Decidiamo che questo è il posto perfetto per rilassarci e per mangiare qualcosa davanti alle sue rive. Domanda: perché sorridiamo anche quando ci mettiamo in posa di spalle?!?

Tra una curva e una strettoia fanno capolino varie cassette della posta, una più fantasiosa dell’altra.

La giornata si conclude con un’infilata di parchi naturalistici chiusi (o quasi)… noi arriviamo “puntualmente” 8 minuti prima della chiusura di ciascuno, come i più classici dei milanesi imbruttiti. Al Wai-o-Tapu cerchiamo di far capire alla bigliettaia che il cittadino lombardo ti visita un parco in 7 minuti netti con selfie compreso nel pacchetto. La tecnica non funziona allora cerchiamo di intenerirla dicendo che veniamo dall’Italia, da molto lontano. Alla parola Italia compare un bagliore nei suoi occhi, ma è solo un’illusione fugace, non cede. Ore 17:30 tutto chiuso. Tornate domani.

Vabbè, ma veniamo al motivo principale per cui siamo venuti in Nuova Zelanda: i vulcani, le montagne, i laghi? No, tutto secondario! Il dito è caduto proprio su questo stato per la presenza di una simpatica bestiola che vive solo qui: il kiwi!

La fortuna vuole che questo animalettto sbuchi solo al calare della notte e quindi i parchi che lo ospitano restano aperti fino alle 22:00. Noi non siamo per nulla sostenitori degli animali in gabbia, così decidiamo di andare al Rainbow Springs a Roturoa, una riserva faunistica molto attiva nella conservazione del kiwi, specie ormai a rischio elevatissimo di estinzione. Qui vengono curati e allevati i pulcini che non sopravviverebbero in natura a causa di predatori non endemici, così i piccoli vengono protetti fino a quando non raggiungono 1 kg di peso. In seguito, vengono liberati in natura.

Noi alle 18:30 siamo al parcheggio della riserva con il biglietto già in tasca e i fornelli in azione… ceniamo con vista parcheggio.

Un’ora dopo siamo già nel parco a guardare rettili e uccelli.

Io però sono in fibrillazione atomica per il grande incontro al calar del sole (e a dire la verità i pappagalli con il loro becco aguzzo un po’ mi inquietano).

Finalmente alle 21:00 abbiamo la possibilità di entrare nei vivaio per osservare il kiwi più da vicino, a patto di stare in silenzio e rispettare il suo habitat, quindi nessuna illuminazione artificiale e si cammina guidati dalla luce della luna. Io sono già preoccupata di schiacciarne uno, ma il genio della sciura vicino a me si fa sicuramente meno problemi e decide bene di sparaflashare il kiwi alla Man in Black con la fotocamera del cellulare… peccato che questa specie di essere umani invece non si estingua mai!

All’imbrunire ecco spuntare dal sottobosco un becco lunghissimo attaccato ad un cocomero con le piume, è lui!! Corre veloce, ma l’andatura è decisamente goffa.

Abbiamo scoperto un po’ di stranezze sul pennuto e ovviamente io mi faccio i miei film… Momento SuperQuark:

1. il kiwi è un uccello ma non vola. Le sue ali sono piccolissime e non ha coda… Trovo questa cartolina e mi immagino il kiwi planare con l’ornitottero di Leonardo Da Vinci.

2. Il suo verso non è certo considerato melodioso come quello di un usignolo, la sua voce stridula è infatti all’origine del nome, in lingua Maori.

3. Una volta congiunti i cuori, la femmina depone un solo uovo alla volta e si intuisce facilmente anche il perché, infatti l’uovo è grande quasi quanto lo stesso animale adulto. Ne può deporre fino a 200 nella sua vita… ho scritto “può” perché se io fossi la Kiwessa, dopo aver cacciato fuori il primo uovo grande quasi quanto me, ci penserai due volte a farne altri 199, contribuendo a far estinguere la razza, a meno che madre natura non mi fornisca di zip!

4. Il depliant informativo del parco cita: “per fortuna anche il maschio si prende cura dell’uovo e lo “cova” per ben tre mesi perdendo addirittura il 20% del proprio peso”. Sicuramente questa cosa l’ha scritta un uomo… ma per fortuna che cosa??? Povero Kiwo che perde quei 2-3 grammi di panza per stare appollaiato su un uovo grande quanto la Kiwessa, la quale l’ha dovuto cacciar fuori con un piede di porco!

5. Il kiwi ha una vena romantica. Infatti questo uccello è particolarmente fedele e, una volta trovata la propria anima gemella, le giura amore eterno. E ci mancherebbe altro che il signor Kiwi se ne va con un’altra Kiwessa, magari bionda e con le extension, e lascia lì la Signora Kiwi a covare pure il mega-uovo dopo tutta la fatica che ha fatto. Tu, uomo, ora te ne stai lì con il tuo giornale in mano in cima a sto cocomero e io vado a fare gli aperitivi in zona Isola con le mie amiche sbarbate! E non fare quella faccia da kiwi bastonato…

6. Ho capito perché la sciura ha “sparaflashato” la Signora kiwi, così le cancella la memoria e lei si mette all’opera per un altro uovo, ecco il trucco per deporne 200.

Al di là di tutte le spiegazioni scientifiche a noi il kiwi fa simpatia. Felici di averlo visto, speriamo che lo si possa rivedere zampettare in natura e che questo cartello campeggi presto sulle strade!

Dopo aver conosciuto da vicino questa bizzarra bestiola torniamo alla nostra tana, augurandoci che in futuro non resti un “simbolo simbolico” della Nuova Zelanda.

Per questa notte ci si accampa nel parcheggio spartano low cost sulle rive del Lago di Okaro, da non leggersi troppo velocemente, pena la scomunica. Domani cercheremo di recuperare la visita ai parchi che oggi non siamo riusciti a vedere a causa della chiusura, e in più puntiamo alla visita del villaggio degli Hobbit sul set che ha ospitato le riprese de “il Signore degli Anelli” come bonus per Paolo. Sveglia puntata all’alba, buona notte!

BANDIERA

Doppio bonus per Filippo oggi.

Dopo aver parlato dell’animale simbolo di questo paese, è giunto il momento di scrivere di un altro elemento simbolo: la sua bandiera, venne adottata come bandiera nazionale nel 1902.

E’ di colore blu, in altro a sinistra è raffigurata la Bandiera del Regno Unito, L’ Union Jack, che simboleggia l’appartenenza della Nuova Zelanda al Commonwealth, mentre a destra sono presenti quattro stelle rosse bordate di bianco. Le stelle, con cinque punte, rappresentano la costellazione della Croce del Sud e le loro dimensioni rispecchiano la diversa luminosità delle stelle della costellazione.

Questa bandiera conserva la traccia del passato coloniale del paese e questa ragione, insieme alla sua somiglianza con quella australiana, ha portato ad indire un referendum per sostituirla con la nuova “Silver Fern”.

Per permettere alla popolazione di farsi un’idea della bandiera, la Silver Fern era stata issata in più di 250 posti in tutto il paese. Al referendum solo il 43,2% dei neozelandesi volevano sostituirla.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. ROS ha detto:

    Eccovi !!! e con il kiwi che non vola….ce l’ho fatta a raggiungervi…
    Forse l’ho già detto ma mi ripeto: grazie per farmi viaggiare con voi.
    Però, visto che adesso sono a pari mi aspetto lunghi racconti per ogni tappa….se no rischio di andare in crisi di astinenza !!! 🙂

    1. la Vale ha detto:

      In questa fase ci sono passate un po’ di persone… ma è una cosa che ci fa tanta tenerezza! Alla fine dei 6 mesi dovremo mettere in piedi un gruppo di trottolatori anonimi X disintossicarsi dal blog

  2. Mara Todde ha detto:

    Finalmente una bandiera che non conosce! È rimasto senza parole!😳
    Però vuole sapere che uccello è quello azzurro col ciuffo giallo😖

    1. la Vale ha detto:

      Uao!! Abbiamo lasciato a bocca aperta Fil?! Compito per casa: trovare il nome del pappagallo azzurro… eh, mica possiamo fare tutto noi?! 😜

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