RTW day 85: la balenottera spiaggiata sulle rive del lago

Per recuperare dalla giornata di ieri, in cui abbiamo preso un’infilata di musei chiusi o in chiusura, la scelta strategica presa ieri sera è stata quella di accamparci a pochi minuti di distanza dal parco Te-mai-più (o forse Wai-o-Tapu), sulle rive del lago di Okaro, in un campeggio spartano, ma molto spartano, praticamente un parcheggio.

Vi ricordate del piano infallibile di ieri? Sveglia all’alba e arrivo all’apertura del parco Wai-O-Tapu con i biglietti già in mano alle 8:30? Questo ci avrebbe permesso di vedere il parco con calma e alle 10:20 andare al Geyser Lady Knox, che ogni giorno spruzza i suoi vapori con regolarità impressionante (anche se secondo me la cosa è sospetta, ci deve essere il trucco… tipo un omino dotato di spruzzettatore nascosto nel buco o qualcosa di simile).

Scodatevi tutto questo! Nulla è andato come da programma. Qui di seguito la cronistoria della concitata mattina:

  • 6:00 – sveglia (traumatica)
  • 6:15 – alzata dal letto (con tanto di rituali e molteplici flatulenze propiziatorie)
  • 6:30 – colazione spartana
  • 6:45 – vestizione lampo
  • 7:15 – posizionamento al posto di comando
  • 7:16 – presa di coscienza che ho lasciato le luci accese tutta la notte

Non ci sono documentazioni fotografiche su questo momento catartico, ma dei pupazzi fotografati nei giorni successivi dalla Vale rendono bene l’idea. La mia faccia al momento della scoperta…

  • 7:17 – primo tentativo di accensione del motore fallito: il camper non da segni di vita. Manco il quadro degli strumenti si accende. Constato l’ora del decesso. Nuvoloni neri si addensano sopra il lago.
  • 7:17 – parolacce in libertà
  • 7:20 – espressione basita della Vale

  • 7:30 – parolacce secondo tempo e incazzatura selvaggia (ma santo bioparco del lago di Okaro… ma come ho fatto a dimenticarmi le luci accese!)

  • 7:31 – la Vale riporta la calma
  • 7:32 – momento MacGyver: cerco i cavi per fare cavallotto nel nostro camper senza successo. Penso allora di usare una graffetta e lo stendipanni al loro posto.
  • 7:35 – la Vale, terrorizzata dall’idea, ferma dal finestrino un ragazzo con rotolo di carta igienica in mano con un bisogno impellente, ma la solidarietà dei campeggiatori ha la meglio. Lancia SOS!

Da qui in poi succede un non so che di affascinante. Il parcheggio diventa una comune motoristica in stile hippy anni 80… ma andiamo con ordine.

  • 7:36 – una campeggiatrice tedesca si offre di portarci i cavi
  • 7:38 – cerchiamo di capire dove attaccare le pinze senza restare fulminati
  • 7:40 – il fratello gemello di Sting arriva a darmi conforto cantando “Can’t stand loosing you”. Non mollarci balenottera!
  • 7:45 – Bob (ricordatevi questo nome) fa la sua comparsa, scendendo in 15 minuti netti dal suo camper. Egli sa tutto. Era presente quando il primo camper trainato da cavallo fu prodotto nel 1827

  • 8:00 – il ragazzo tedesco che aveva la carta igienica in mano torna con la sua auto, facciamo cavallotto e Bob entra nel cofano per assicurarsi che i collegamenti siano da manuale

  • 8:15 – secondo tentativo di accensione: nulla di fatto
  • 8:17 – i tedeschi e il fratello di Sting gettano la spugna, mentre Bob non si arrende
  • 8:20 – due ragazzi francesi in fase “colazione selvaggia e rutto libero” sbaraccano tutto per venirci in soccorso con il loro furgone dell’A-team (che come noto ha sempre un saldatore pronto all’uso), attacchiamo tutto con la supervisione di Bob

  • 8:30 – il gallo canta per la terza volta, sgasate a profusione, ma il motore non ne vuole sapere di partire
  • 8:32 – nel frattempo chiamo l’assistenza che mi comunica che le batterie delle auto vicine e del furgoncino francese non sono sufficientemente potenti. E che il carro attrezzi mi costerà un rene

  • 8:35 – per Bob ormai è una questione di principio. Decide di spostare il suo transatlantico parcheggiato in posizione di dominio sulle rive del lago dal lontano ’92
  • 8:50 – Bob raggiunge il suo camper parcheggiato a 10 metri dal nostro in 15 minuti netti. Primo attacco di cuore per Bob
  • 8:53 – Bob si ripiglia dall’infarto smozzicando una salsiccia
  • 8:55 – Bob parcheggia con precisione millimetrica vicino alla nostra balenottera spiaggiata
  • 9:00 – il transatlantico e la sua batteria sono da Guinness. Alza il sedile del suo camper e sfodera una quadrupla batteria da 740 volt. I casi sono due: o il nostro camper parte o mi trovano sulla luna alla prossima spedizione
  • 9:01 – Bob si abbassa a collegare i cavi, si alza rantolando. Non ci mollare ora amico!

  • 9:02 – altro tentativo fallito, noi siamo pronti a chiamare il carro attrezzi… lui, che la sa lunga, ci fa segno di aspettare
  • 9:03 – fa la sua comparsa anche un cane interessato alla faccenda o forse ha sentito il profumo della salsicce. Piscia sulla ruota per aumentare la conducibilità del mezzo, dando così il suo contributo alla causa

  • 9:05 – Bob sale sul camper e per dare ancora più magia inizia a sgasare manco fosse Senna sulla griglia di partenza del GP del Brasile
  • 9:15 – giro la chiave chiudendo gli occhi e invocando tutte le divinità a me note, aggiungendo in copia conoscenza pure tutti quelli che ci sanno fare con l’elettricità, da Rayden a Zeus passando per Thor e Pikachu. E… miracolo! L’elettroencefalogramma si rianima con un rombo-scoreggia inconfondibile, timido, debole, ma incontestabilmente vivo
  • 9:20 – si accende tutto, come un albero di Natale, pure i lampioni del parcheggio. Se tengo in mano una lampadina accendo pure quella
  • 9:30 – Clacsonata di gruppo e ola di tutto il parcheggio! Pacche sulle spalle e rutto libero per festeggiare.

Non so come ringraziare… provo ad offrire della pasta al sugo a Bob che mi guarda un po’ schifato e, ricordandomi che è neozelandese, sottolinea che lui mangia solo salsicce fritte nel burro e beve solo birra! E in effetti Bob si vede… ti viene il fiatone solo ad aprire la portiera! Ma vabbè, chi sono io per farti da dietologo dopo che mi hai svoltato la giornata ed evitato mille mila dollari neozelandesi di spesa per il carro attrezzi?

  • 9:35 – secondo attacco di cuore per Bob mentre sale sul suo camper
  • 9:36 – con i cavi della batteria ancora attaccati defibrilliamo Bob
  • 9:45 – Bob fa colazione con salsiccia e strutto
  • 9:50 – salutiamo tutti e voliamo verso il Wai-O-Tapu, siamo ancora in tempo!
  • 10:00 – biglietti presi

Dobbiamo mollare il camper alle 15:00 ad Auckland, a tre ore da qui, quindi si può fare alla grande. Alle 10:02 siamo già oltre la biglietteria… tutti vanno nella direzione opposta per vedere il Geyser Lady Knox. Noi, sempre in controtendenza, decidiamo di focalizzarci sul Wai-O-Tapu. E facciamo bene, tutti sono al geyser e il parco è tutto per noi.

Guidati dall’odore dello zolfo nelle narici, andiamo alla scoperta di scenari in ebollizione a dir poco infernali e decisamente suggestivi che ospitano pozze di fango ribollente, geyser, rocce e laghi multi-colori. Questo era un luogo venerato dai māori, tanto da chiamare una delle sorgenti più spettacolari proprio “Wai-O-Tapu”, ovvero “acque sacre”.

La prima tappa è alla tavolozza del pittore, chiamata così per le tracce di minerale presenti sul fondo che ne colorano la superficie e il vento pensa a spandere il giallo, verde, arancione e azzurro sulla tavola.

Arriviamo alla Champagne Pool, un’enorme piscina di acqua termale bollente dove le emanazioni di anidride carbonica fanno pensare alle bollicine del pregiato vino. Il vapore è così potente che in pochi secondi siamo completamente bagnati. I suoi colori sembrano quasi finti, ci impressionano e proviamo a catturarli con qualche scatto, ma il vapore appanna le lenti in un istante e la brillantezza dei colori visti ad occhio nudo non sono paragonabili minimamente alla foto.

Camminiamo tra pozze di fango ribollenti e sorgenti termali, la Vale respira a piedi polmoni come se fosse un mega fumento, magari accade il miracolo e le si stura il naso!

Arriviamo infine sulle rive del Devil’s Bath, un lago bollente color verde-giallo evidenziatore… anche qui, come sotto l’effetto di una stregoneria, la macchina fotografica altera il colore, non ne riesce a catturare l’intensità, ci imprimiamo questa immagine suggestiva e unica nella testa!

Anche la vegetazione ha un non so che di spettrale, le piante si abbracciano e si aggrovigliano creando dei tunnel e alcune di loro sono ricoperte da un’alga rossiccia. Sembra tutto uscita da una fiaba dei fratelli Grimm.

Scopriamo anche una cosa curiosa sulle felci e del perché sono parte dei simboli nazionali e simbolo della squadra nazionale di rugby. Le felci argentate sono dei segnalatori naturali, vengono girate “a pancia in su” dai ranger, in passato dai maor, e di notte con il riflesso della luna la loro superficie si illumina segnalando il sentiero.

11:15 e siamo fuori dal parco: 1.250 foto scattate, 12 autoscatti, 3 km percorsi e un mini souvenir comprato… taaaac… il meglio del meglio del milanese imbruttito.

Riusciamo anche a fate una visita fugace al parco “Te Puia”, dove entriamo a contatto con l’arte di scolpire il legno secondo la tradizione Maori: linee curve e particolari elaborati, frutto di maestria e di strumenti semplicissimi, che sono però in grado di raccontare la storia di una comunità. La Vale starebbe qui una settimana, ma siccome questo è solo un arrivederci alla Nuova Zelanda, la lasciamo nella lista delle cose da assaporare meglio!

Nella zona di Rotorua vive una consistente fetta della popolazione māori, circa il 35% del totale. “Māori” significa normale, in contrapposizione agli invasori inglesi definiti dagli autoctoni “pakeha“. Non sappiamo quanto la cultura māori sia ancora parte integrante di questo paese, ma le visite guidate ai villaggi ci danno sempre l’idea di una riserva creata apposta per loro. Ci accontentiamo di intuire questi affascinanti costumi dalla pelle della gente, segnata dai tradizionali tatuaggi spesso realizzati sul viso.

Vediamo una famiglia scambiarsi uno “strano” gesto, la Vale deve sapere e chiede, scopriamo chiamarsi “hongi” e consiste nell’unire fronte e naso per condividere così il respiro vitale; anche il saluto tradizione dice molto sul popolo più antico della Nuova Zelanda.

Sono le 11 passate e siamo di nuovo al camper. Idea malsana… sulla strada per il rientro a Auckland si trova il set in cui è stato filmata tutta la parte della Contea ne “il Signore degli Anelli”, le casette degli hobbit per capirci. Potremmo ritagliarci un’ora e stare nei tempi per la riconsegna. Arriviamo, ma ci aspetta un’amara sorpresa. Il tour guidato (obbligatorio) dura 2 ore… non ce la si fa. Ci limitiamo a fotografare le colline circostanti. Anche questo posto finisce nei motivi per cui ritornare in Nuova Zelanda.

Arriviamo finalmente ad Auckland con ben – e dico ben – 6 minuti di anticipo sull’orario limite per la riconsegna del cetaceo. La penalità di un solo minuto di ritardo avrebbe fatto scattare il noleggio della giornata e venti fustigate al guidatore! Per fortuna ho comprato il pacchetto “molla e fuggi” che permette di riconsegnare il camper senza benzina, senza gas nella bombola e soprattutto con la scatola della vergogna piena. Non vorrei essere nella persona che ha aperto quello sportello oggi. Caro amico noleggiatore hai tutta la mia comprensione, sappi che almeno tre quarti di tutta quella roba lì non è mia.

Ce l’abbiamo fatta, 3000 km in 6 giorni, da sud a nord, sulla nostra balenottera… una sola parola: fantastico!

Ci siamo, ore 18:50 e il volo Emirates parte per Melbourne… viaggiamo su un Airbus 380 a due piani, con destinazione finale Dubai… anvedi sti sceicchi!

Atterriamo in terra australiana e terrorizzati da puntate su puntate di Airport Security ci aspettiamo di tutto, anche perché io viaggio con una farmacia ambulante che potrei spacciare amoxicillina e vivere di rendita. E ovviamente la Vale mi ha convinto a crocettare tutte le caselle in cui faccio ammissione di colpa dichiarandomi trafficante di pasta e sugo. E invece delusione totale… neanche una perquisizione lampo… due domande un timbrino e via… vabbè, meglio… siamo stanchi quindi va bene così, prendiamo lo shuttle e in mezz’ora siamo nel nostro airB&B in zona stazione Southern Cross. Per entrare in casa dobbiamo risolvere combinazioni che neanche nella peggiore Escape Room… Pure Leonardo da Vinci avrebbe qualche difficoltà…

Arriviamo finalmente in camera, apriamo le valige e… sorpresa a scoppio ritardato… perquisizione silente: la mia valigia è stata rivoltata come un calzino, prima della consegna ai nastri! Certo il bicarbonato per i fumenti della Vale di sicuro non ha aiutato… già me li vedo alla dogana a sniffare la polverina bianca per decidere la nostra sorte!

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. NINO ha detto:

    Meno male che avete risolto il problema della batteria. Perdervi il Parco Wai-O-Tapu sarebbe stato proprio un gran peccato.La sola visione delle foto mette in corpo il desiderio di mettere da parte tutti gli acciacchi e partire alla volta della N.Z..Bellissime, sicuramente nei posti alti della hit parade delle località che avete visitate. Baci Angela e Nino

  2. ROS ha detto:

    cosa posso dire….io vi promuovo per un programma tv….altro che turisti per caso….voi siete turisti matti per pazze avventure !!!! ANCORA RIDOOOOO

    1. la Vale ha detto:

      🤣🤣 non sappiamo nemmeno come ci capitano, ma succedono per davvero! Poi becchiamo sempre qualche personaggio strambo che alla fine ci aiuta pure…

  3. Caterina ha detto:

    Appiccico la mia fronte e il mio naso alle vostre. Grazieeee

    1. la Vale ha detto:

      😍 ricambiamo con un profondo hongi dal cuore!

  4. Elena Bellingeri ha detto:

    Suggestivo questo parco😁

    1. Pablo ha detto:

      Paesaggio lunare… mai visto uno cosí da nessun’altra parte.

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