RTW day 86-87: tra un fish, un chips e un pöta

Iniziamo la prima giornata australiana con un minuto di silenzio perché non abbiamo il timbro sul passaporto e questa cosa è inaccettabile. Sta cosa dei visti elettronici inizia a starci sulle balle… Così usciamo con calma verso le 11:00 e Melbourne ci appare subito come una città ordinata, moderna, giovane e non troppo affollata. I tram gratuiti ci spiazzano subito. Piste ciclabili come se non ci fosse un domani e bike sharing in ogni angolo ci tramortiscono di incredulità. La frutta gratis per i bambini al supermercato ci dà il colpo di grazia.

Per le vie troviamo una “mostra” di quadri a cielo aperto, la Vale li deve scrutare assolutamente uno ad uno sotto un sole a picco che ancora un po’ mi vengono le visioni!

Facciamo un giretto a Federation Square, cuore pulsante della città. La piazza è di per sé un’opera d’arte e un punto d’incontro: gli eventi si svolgono qui, dalle sfilate di moda ai concerti rock, dalle esibizioni di artisti di strada ai bistrot. L’edificio ha una forma irregolare ed è stato ricoperto con 460.000 blocchetti in pietra posati a mano.

Nessun viaggio a Melbourne sarebbe completo senza avventurarsi a Hosier Lane: è una galleria d’arte tra le vie della città, ricca di graffiti, murales e installazioni artistiche. Le opere cambiano quasi tutti i giorni e neppure quelle di Banksy resistono per molto, infatti gli artisti sono invitati a “spruzzare” le loro creazioni lungo tutto le pareti di queste vie.

Come ci rammenta il murales, dovremmo trovarci ancora sul pianeta terra… …ma un altro ci ricorda che ci stiamo girando intorno!

… e che il mondo è nostro!

Saliamo a bordo dello storico City Circle Tram per un giro della città.

E via ancora a caccia di polene nei pressi del Southbank Pedestrian Bridge, che evocano lo spirito dei grandi velieri che navigavano lungo il fiume Yarra e ricordano i primi europei sbarcati qui!

Il pranzo a questo giro è a base di street food: destinazione ideale è il Queen Victoria Market, uno dei più grandi mercati all’aperto con oltre 600 bancarelle che vendono dalle salse greche ai biltong di canguro e bancarelle artigianali che vendono da abiti a opere d’arte, il tutto sotto una struttura e decorazioni in stile art déco. Troviamo anche dalle carote mai viste: multicolore.

Io mi faccio ingolosire da un panino alla porchetta e cipolla che digerirò tra un mese. La Vale mi immortala nel momento in cui rimango folgorato e vado in estasi!

Lei va di cucina cantonese e ovviamente riesce a beccare sempre la cosa più piccante di tutto il menù. Qualcuno ha detto frutta? Svaligiamo la bancarella delle ciliegie provenienti dalla vicina Tasmania. E il dolce? Ovvio… frittella siciliana da frittellaro siciliano doc. Non proprio cibo locale alla fine, ma ci siamo abbondantemente sfamati. Anzi l’abbiocco è alle porte, così la Vale torna alla base per il sonnellino pomeridiano e la dose giornaliera di fumenti, mentre io sbrigo un paio di commissioni:

  • Comprare il cavo di ricarica del Fit Bit di Vale, che mannaggia ai progettisti è super particolare e o lo prendo qui o mai più. Quasi quasi ne prendo due.
  • Far pulire il sensore della mia macchina fotografica, che sembra sia stato sputazzato da un lama che aveva appena mangiato 12 Big Mac da McDonald’s
  • Farmi tosare la chioma, possibilmente da un parrucchiere low cost. Lo trovo a China Town: 10 dollari, affarone! Alla prima passata di rasoio elettrico capisco già che dovrò girare col passamontagna per tutta la settimana. E a causa di due sforbiciate storte il prezzo è lievitato a 15 dollari (maledetti asterischi illeggibili, maledetto marketing!). La prossima volta mi fermo alla prima fattoria e mi metto in coda con le pecore.

Recuperate le energie (e la macchina fotografica) andiamo al porto, precisamente al Princes Pier, un tempo parte integrante della storia marittima e dell’immigrazione di Victoria. Ci sediamo a vedere il tramonto, sgranocchiando un quintale di fish and chips, ormai diventato alla base della nostra dieta, mentre il sole piano piano cala dietro al porticciolo.

Un pescatore cerca di prendermi all’amo…

Ci spostiamo davanti alla gigantografia di una vecchia foto delle partenze dei marinai, dove io cerco di prendere all’amo la vecchina.

Cerchiamo di farci un autoscatto imitando i due ragazzi della foto… ho detto “cerchiamo” perché con la Vale nei paraggi nulla è scontato, infatti mi capicolla per terra nel momento di massimo climax. La foto è mossa ma rende l’idea!

Ci riteniamo e finalmente ce la facciamo… ridendo ovviamente, perché la ridarola ci passerà solo molto dopo.

Il giorno seguente inizia con facce note, le prime dopo tre mesi. È una sensazione strana incontrare qualcuno senza presentarsi e abbracciasi ancora prima di dirsi ciao, sentire un accento familiare condito da un pöta! Incontriamo Fiore e Sbelo, che da mesi si sono trasferiti qui per aprire la sede locale per un’azienda di caschi italiana. Made in Italy rules! Davanti ad una sostanziosa colazione ci riassumiamo le rispettive vite dal momento in cui abbiamo lasciato l’Italia… la colazione si protrae quasi fino a mezzogiorno. Siamo carichi di sogni, aspettative, dubbi, idee. In comune abbiamo il fatto che non siamo rimasti seduti ad aspettare e non ci siamo lasciati intimorire dalle voci che ci davano per folli a mollare tutto, la strada nota per la via ancora da tracciare, anzi abbiamo occhi grandi e luminosi con tanta voglia di scoprire il mondo, il nostro mondo! Da fuori l’Italia ci sembra diventata un imbuto che risucchia tutto, che chiede sempre di più e dà sempre meno, una centrifuga che non si ferma mai. Con un po’ di coraggio in più ci auguriamo una vita più consapevole, più gelosa dei propri spazi, più bilanciata, più giusta, più felice. Ci salutiamo con un forte abbraccio e riceviamo in dono una bottiglia di vino per brindare, ma essendo astemi, il vino si tramuta istantaneamente in acqua! Miracoli al contrario!

Recuperiamo un’auto a noleggio e nel pomeriggio siamo a Phillip Island. La parte più difficile della giornata è la cena, veniamo pelati con un piatto di pesce invisibile, così usciamo affamati e ripieghiamo sull’ennesimo fish and chips, il più unto nella storia del fritto! Nell’estremità occidentale di questa isoletta, al tramonto, una colonia di 800 pinguini ritorna dalla pesca e si inerpica sulla costa fino alle tane. Sono i pinguini più piccoli al mondo e per questo sono i più timorosi, essendo facili prede per i gabbiani. Il modo con cui escono dall’acqua riflette questo in pieno. Regolamento del pinguino minore blu per una uscita dal mare in sicurezza:

  1. Aspetta il calar del sole… anzi aspetta ancora un paio di ore che è meglio
  2. Non uscire mai per primo. Se tocca a te, svieni.
  3. Se nessuno ci casca procedi col passo del pinguino-giaguaro, visto che ci hanno fatto la pancia bianca che si vede a 1km di distanza, un po’ come quando in discoteca i denti (e la forfora) diventano catarifrangenti.
  4. Alla prima brezzolina di vento corri indietro come un pazzo. Oh! Tu ci hai provato, ora avanti qualcun’altro!
  5. Se i tuoi compagni sono ancora lì tutti svenuti e tu hai la finale di Pinguin League che sta per iniziare, testa bassa e scatto in avanti
  6. Se vedi dei flash, non preoccuparti, sono dei simpatici turisti cinesi che ti indicano la via con delle strane scatolette lampeggianti
  7. Arrivato alla tana fai il verso del gabbiano e guarda le facce dei tuoi amici che ti hanno fatto andare per primo (sti fetenti), mentre sono a metà spiaggia. Poi magari fatti dare la foto da qualche turista per sbeffeggiarli fino alla prossima pesca.

E così questi tenerissimi nanerottoli di 30 cm escono e rientrano dal mare a gruppetti e come delle onde blu e bianche arrivano nel loro rifugio. E poi… tempesta improvvisa! Fulmini e saette e spiaggia sgomberata dai ranger in fretta e furia… troppo pericoloso rimanere a riva, soprattutto con i cinesi di fianco a noi e i loro ombrelloni spalancati a fare da parafulmine! Resistiamo sotto la pioggia battente, dai in fondo 10 pinguini su 800 li abbiamo visti… non male…

Torniamo verso nord e ci fermiamo a dormire in un AirB&B trovato all’ultimo secondo, una stanza all’interno di una villa enorme e bellissima. Ricordiamo questa location come il posto dove la Vale ha scoperto di aver fatto i fumenti nella ciotola del cane bavoso della sciura logorroica, ovviamente tutto svelato a fatto compiuto. Vabbè, l’acqua bollente sterilizza tutto! E poi magari la bava di cane ha effetti benefici come quella di lumaca… la prossima volta potremmo provare con la lettiera del gatto…

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Mara Todde ha detto:

    Sentirvi dire che siete astemi fa male al cuore😭😭😭😉

    1. la Vale ha detto:

      Perché non sai cosa abbiamo fatto in una vineria!

  2. ROS ha detto:

    ho trovato….chiederò in prestito la ciotola del cane dei vicini e forse….questo raffreddore passerà veramente ! grazie Vale!!!!

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