RTW day 9-10: El Chalten

El Chaltén è situato all’interno del Parque Nacional Los Glaciares (Nord), alla base di montagne e ghiacciai meravigliosi della Patagonia argentina.

È un piccolo ma variopinto villaggio montano di 300 anime, composto da capanne e casette in lamiera, poco conosciuto dal turismo di massa, ma ben noto da alpinisti e scalatori. Noi non siamo né uno né l’altro, quindi cosa ci facciamo qui?

Prima di tutto volevamo provare l’ebbrezza di dormire in una stanza tutta verde, compresi gli arredi, per vedere se ci sarebbero venute le convulsioni.

Poi, volevamo vedere se l’allenamento berbennese e il Nordic Walking del week-end aveva fatto apparire qualche timido muscoletto per riuscire a fare delle passeggiate di media intensità!

Obiettivo 1 della giornata: recuperare la mappa dei sentieri, perché io dell’uomo che segue il muschio nei sentieri mi fido solo in città, visto che posso chiedere ai passanti…nei boschi a chi chiedo conferma? Ai nandù?

Tutte le mie speranze di tornare entro notte fonda da una passeggiata in montagna con Paolo vengono riposte in Juan-che-fa-minga-ingan. Ci saluta con il solito sorriso, braghine e canotta (noi sempre vestiti da spedizione polare) e ribalta la casa per cercarla, salta fuori tra una salsiccia e una empanada. Con la nostra cartina un po’ sgualcita e mangiucchiata, forse da un nandù, ci dirigiamo verso il sendero.

Decidiamo di partire da quello più lungo: il Sentiero Laguna Torre: 22 km e tempo stimato 6 ore.

Siamo carichi, ma a ben 10 minuti dalla partenza, nell’ordine:

  • ho fame – colazione fatta da mezz’ora
  • mi scappa la pipì – nelle 6 ore è conteggiata la sosta bagno?
  • ho caldo – ho esagerato con l’abbigliamento come al solito

Zampetto dietro al primo masso e via calzamaglia e maglietta termica, faccio per ricompormi e appoggio il piede su un cespuglio spinoso.

Torno da Paolo con un piede che sembra un cactus e qui inizia l’operazione spine. Scopro, nel frattempo, che il kit delle non più giovani marmotte contiene garze, cerotti per vesciche, disinfettante, cotone, coperta anticongelamento (quella dei soccorsi alpini), laccio emostatico, torcia e libro per i segnali dell’elisoccorso. Mi sa che si è fatto prendere la mano e ha visto troppi film di Rambo, il ragazzo!

Finalmente si parte davvero, il vento si fa sentire, ma il cielo è piuttosto limpido e, dai suoi 3.128 metri, la vetta aguzza del Cerro Torre ci guida.

Dopo quasi 3 ore di camminata, in un bosco che pare incantato, l’ossigeno inizia a mancare e il cervello si scollega, parte il momento stupidera! Foto sul ponte del ruscello: mi sdraio sul corrimano, prima una gamba e poi l’altra… e per poco non fischio giù nell’acqua! Ovviamente tutto immortalato da una sequenza di foto ridicole della sottoscritta. Ogni tanto credo di essere più ginnica di quello che realmente sono e puntualmente vengo smentita!Nel frattempo, il Cerro Torre si è nascosto dietro delle nuvole per evitare, forse, di vedere altri show.

Tra le raffiche incessanti di vento raggiungiamo il lago, la vista è meravigliosa, i picchi sembrano così vicini e sono così aguzzi!! Orgogliosi della nostra impresa mangiamo i nostri panini ammirando le montagne. Siamo quasi tentati di aggiungere un’altra mezz’ora di cammino per arrivare al Mirador Maestri, chiamato così in onore del primo scalatore del Cerro Torre, l’italiano Cesare Maestri che ha scalato la parete di granito, alta all’incirca 900 m, considerata una delle più difficili al mondo.

Il tempo sta peggiorando e, prima che Paolo tiri fuori pure un parafulmine dal suo kit, torniamo a casa. Il Fit-bit è in estasi dopo che superiamo i 28km e inizia a mandare messaggi d’amore e mille medaglie di incoraggiamento… secondo me gli stanno venendo i dubbi di esser stato rubato e aver cambiato padrone…

A cena urge qualcosa di caldo, il fiuto ci porta a “La Taperia” e ci riscaldiamo con una sopas. Il posto ci piace, targhe di automobili da tutto il mondo sono appese alle pareti e alla vista di una foto dei Metallica, immortalati in questo locale, Paolo va in brodo di giuggiole! Ci torneremo anche domani sera.

Il giorno seguente è il turno del Sentiero Laguna de los Tres: 18 km e 8 ore stimate.

L’escursione porta fino a un laghetto alpino, ma per tutto il tragitto i venti sono molto forti, così optiamo per il circuito in mezzo al bosco, meno panoramico ma decisamente più riparato.

Ammiriamo la cima del Fitz Roy, che deve il suo nome al capitano del brigantino Beagle che condusse la spedizione di Darwin nel viaggio in Patagonia e dal quale nacquero le teorie sull’origine della specie.

La fame si fa sentire e, arrivati al campo base, ci mangiamo i nostri paninozzi. A pochi passi da noi c’è un’aquila che zampetta, ma Paolo la scambia per un passerotto un po’ sovrappeso (per fortuna è lui quello che è nato e vissuto montagna)… bellissima, dopo poco spiega le sue ali enormi e vola sulle nostre teste!

Scopriamo che il Piccolo Principe ci guida ancora: le immagini dei paesaggi descritte nel libro ricordano quelli desolati e i venti incessanti della Patagonia. Le illustrazioni dell’autore mostrano il protagonista in vetta a montagne che sono indubbiamente i picchi del Fitz Roy, uno dei quali porta oggi il suo nome.

Arrivati quasi alla meta, le nubi celano la vista dei suoi aguzzi e selvaggi picchi a forma di dente di squalo.

Ma ce lo aspettavamo, il tempo è così variabile qui e poi Chaltén deriva da una parola tehuelche che, non a caso, significa vetta di fuoco o montagna fumante, in quanto si credeva che la montagna fosse un vulcano a causa della sua cima spesso avvolta da nuvole. È proprio così, le nubi si fermavano sopra la sua cima dalla quale sembra uscire del fumo.

Siamo sicuri che Sonia, la nostra istruttrice di Nordic Walking sarà fiera di noi!!

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. NINO ha detto:

    Siamo senza fiato! Ci consoliamo col ricordo di alcune escursioni fatte quest’estate in Val d’Aosta allorquando abbiamo raggiunto il Rifugio Vittorio Emanuele in Val Savaranche, il Bezzi in Val Grisanche e il Benevolo in Val de Rheme, 70 km in una settimana. Passeggiate indimenticabili e prontamente immortalate con le foto di rito. Ma questo non basta ad attenuare il desiderio di poter effettuare un’esperienza come la vostra. Adelante Vale e Paolo, ma con juicio!!!

  2. la Vale ha detto:

    Anche in Italia ci sono posti favolosi, quello che rende questo viaggio speciale è la diversità di culture e gli incontri con persone che hanno tanto da raccontare…divertenti sono le espressioni delle persone quando diciamo che siamo italiani… adorano il nostro paese e si meravigliano della passione che abbiamo per il cibo. Poi provano la pasta fatta da italiani e se ne mangiamo un piattone da 2 etti!

  3. NINO ha detto:

    Ah, Ah mi pare di vederli! Chissà se avessero anche l’opportunità di ricambiare le visite nel nostro Paese! Viva la diversità e i nostri ambasciatori!

  4. la Vale ha detto:

    Grazie!! Viva la mente aperta e l’ospitalità!

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