RTW day 91-92: Great Ocean Road

Nel Motel Marengo non ci saranno tutte quelle cose elencate sul cartello all’ingresso (spa, piscina…), ma la sveglia del mattino è decisamente originale: pappagalli che se ne dicono di tutti i colori e che fanno a gara a chi alza di più la cresta!

Oggi seguiamo la Great Ocean Road nel suo estremo più occidentale. Partiamo da Apollo Bay, una cittadina di pescatori e artisti, e puntiamo verso Port Campbell, nei cui dintorni ci sono delle formazioni rocciose risalenti a 20 milioni di anni fa: prima esisteva solo la costa rocciosa, poi l’erosione da parte dei forti venti e delle onde dell’oceano portò alla formazione delle grotte e infine delle arcate che, cedendo, diedero vita a questi faraglioni. Ognuno di loro ha dietro una sua storia…

Prima tappa è Gibson Steps. Questo luogo è chiamato così perché, nel XIX secolo, gli 86 gradini che conducono alla spiaggia furono scavati a mano nella scogliera dal proprietario del terreno, Hugh Gibson.

Ci dovrebbe essere anche una cascata d’acqua, ma non ha piovuto abbastanza negli ultimi giorni, così ci spariamo un autoscatto, ormai come da tradizione, tra mille acrobazie.

Su uno scoglio capeggia una scritta che riassume appieno questi ultimi 3 mesi… sembra il gioco “aguzzate la vista” della settimana enigmistica”.

Arriviamo poi a ciò che resta del London Bridge, una piattaforma rocciosa che una volta era costituita da una doppia arcata collegata alla terraferma. Una parte crollò, lasciando bloccati dall’altra parte del ponte due malcapitati, che furono poi soccorsi in elicottero. Strano che non sia capitata a noi pure questa cosa!

Fino al 1990…

Oggi…

Giungiamo poi ad Ard Gorge, una gola che deve il suo nome al naufragio del “Loch Ard” nei pressi di Port Campbell.

Tanto per cambiare, anche qui c’è una roccia che crolla, ma a sto giro la storia funziona meglio! Il crollo dà vita a due separati scogli che simboleggiano la storia d’amore della passeggera della nave Eva Carmichael e dell’allievo ufficiale Tom Pearce. Eva non sapeva nuotare, ma aggrappandosi ad un pezzo del relitto riuscì ad arrivare fino alla gola, dove Tom la trasse in salvo (amico però non ti gasare troppo che lei era già praticamente a riva). Il veliero affondò 150 anni fa al largo di queste coste nell’ultima notte del suo viaggio dell’Inghilterra. Ecchesfiga! E se devi affondare almeno fallo al primo giorno nel porto di Londra, almeno ti sei risparmiato un mese di mal di mare! Su 56 persone, ne sopravvissero soltanto due, di cui una che appunto non sapeva manco stare a galla nella vasca da bagno (?!). Fatto sta che non abbiamo capito perché la donzella e il marinaio, amanti innamoratissimi piccioncini trottolini amorosi du-du-da-da-da, poi alla fine si sono lasciati. La leggenda narra che i due non si rividero mai più ed Eva ritornò in Irlanda, ma qui c’è puzza di bruciato, per me lui è uscito a comprare le sigarette e ha incontrato la bionda con le extension e lei si è innamorata di un surfista all’ultimo grido!A sto giro gli scogli Tom ed Eva sembrano davvero solidi quindi per un po’ la storia regge…

Dopo tutto questo casino di crolli e di gente che viene salvata da elicotteri e da marinai ci viene una certa fame, così ci rifocilliamo in un posticino carino, al “Forage in the foreshore”… a noi i posti con i dischi dicono sempre bene!

Attaccato al ristorante c’è un negozietto di cose fatte tutte a mano… abbandono Paolo ad ordinare e mi perdo lì dentro per un po’!Ne esco con una foto di una teiera e una cartolina per il nostro diario di bordo cartaceo…

Proseguendo sempre lungo la Great Ocean Road dopo una grossa curva della costa, ci troviamo davanti agli occhi degli enormi faraglioni che si innalzano dal mare, alti quasi cinquanta metri, scolpiti dalla forza dell’oceano al largo della costa australiana e dalle correnti del vento. Anche qui c’è una storia arzigogolata, iniziamo col dire che il nome originario di queste falesie era “la scrofa e i maialini”, probabilmente battezzati dal nostro amico Bob con una salsiccia in mano. In seguito, il nome diventò più altisonante: i dodici Apostoli, che in realtà non sono mai stati più di nove, ma attraevano più turisti. Di questi apostoli, che sono come gli indiani di Agatha Christie, ogni anno ne crolla uno… ora sono solo 6… secondo me è Giuda che fa la spia!

Anche questa sera dormiamo a fianco di una fattoria, in una casetta spartana fatta di lamiera, ma circondati da basse colline e vista sull’oceano… mi potrei trasferire domani in un posto così!

Questa volta c’è l’aria condizionata, peccato che ci siano 15° e un vento che quasi tira giù la baracca. Nel cuore della notte, quando ormai anche i pinguini battono i denti, scopriamo che il baracchino dell’aria condizionata sputa fuori anche aria calda, così attiviamo la funzione “vento monsonico +40° C”, finalmente al calduccio, circondati ora dalle volpi del deserto, ci addormentiamo sereni.

Al mattino attacco contemporaneamente:

  • tostapane
  • bollitore
  • fornello elettrico
  • condizionatore aria calda
  • caricabatterie
  • phon

Salta la corrente e mi meraviglio del perché… Paolo mi chiede cosa ho combinato. “Ma nulla, due prese… è quella spruzzetta del deodorante che hanno messo là che si ciucca tutti i kw”

Quindi dopo aver riattivato una centrale nucleare sull’orlo dell’esplosione per sovraccarico, rientriamo a Melbourne per l’ultima notte prima del volo che ci porterà nel cuore dell’outback australiano. Vaghiamo un po’ per la città e, come la gente del posto, ce la godiamo senza fretta, facendo qualche foto qui e là: lanterne appese ai balconi, semafori girl power e un originale cartello di attenzione ai tram……

Siamo quasi a metà del nostro viaggio e ogni grammo di esperienza accumulata inizia a pesare più di ogni pensiero negativo con cui siamo partiti e ora questo pensiero lo stiamo perdendo per strada come le briciole di pane lasciate da Pollicino, tutto ciò che è superfluo si fa sentire! Anche i capelli, che una volta erano una facile copertura per camminare con la testa bassa e per nascondere lo sguardo e le insicurezze, ora sono diventati più ribelli e indomabili che mai, liberi di essere loro stessi e lontano dall’essere domati da spazzole. Decido che li devo tagliare… Prima andiamo da Frenk Zappalo: ci ispira il nome, peccato che Frenk abbia la prima data libera tra tre mesi e costi 200 $ a taglio. Vabbè viriamo su Tonino ‘o Zappatore, sul lato opposto della strada, gestito da un contadino italoaustraliano convertito dalla vanga alle forbici. Tonino non è avvezzo al taglio corto quindi mi fa una via di mezzo, ma se mi gira tra poco faccio il bis e tiro giù un altro pezzo!

Questa canzone però la cantiamo ancora, eh?!

Per concludere la giornata nel migliore dei modi una scritta enorme su di un palazzo ci parla e ci dà ancora più grinta: “la cosa geniale che abbiamo fatto è stata quella di non aver mollato!”

Noi, come il geco, continuiamo questo giro intorno al mondo.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. ros ha detto:

    eccomi …dopo un mese….e senza aver preso aerei navi, ma solo qualche treno su e giù per l’italia….

    drin drin….eccomi come il pappagallo della fattoria….
    come va? tra due giorni mi rimetto a pari e poi…..chi vi molla….

    prima domanda della ripresa…ma il Gibson dei gradini è il bis bis bis nonno del MEL???????????

    1. la Vale ha detto:

      Eccola qua! Ci mancavano le domande di “chi vuol essere milionario” della Ros! Posso chiedere l’aiuto da casa?

    2. la Vale ha detto:

      Per la tua gioia nei prossimi giorni mi vedrai con una maglietta diversa… quando l’ho comprata mi sei venuta in mente tu!

  2. ros ha detto:

    l’ho vista….sei super elegante ….tu hai l’eleganza di Audry altroché

    cmq no aiuto casa…..anche perchè la vostra casa ormai non vi riconoscerà più….

    1. la Vale ha detto:

      Chissà se ci ricorderemo dove abbiamo messo le chiavi di casa!
      Audrey è irraggiungibile, ma grazie… alla fine della giornata sono sempre piena di terra e polvere, sono inguardabile

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