RTW day 96: giochi di luce a Sydney

Siamo a Sydney, capitale dell’Aus… ah no, la capitale è Melbour… no, Brisb… Adel… la so! Canberra!

Quindi siamo a Sydney che, come tutti sanno, non è la capitale dell’Australia, visto che per mettere d’accordo tutte le città che si contendevano questo ruolo hanno deciso di costruire una città dal nulla, Canberra appunto. Tanto di spazio ce n’è!

Siamo ospiti in casa di un attore, attualmente in tour a Londra. Attore, cantante, musico… e direi che l’appartamentino riflette tutto questo: copioni, libri e foto di scena, questa casetta sprigiona arte da tutte le pareti! Non c’è quasi un tavolo dove mangiare, ma in compenso un pianoforte a coda occupa il 50% della superficie. Fico però!

Questa mattina vogliamo prendercela calma e passeggiare per i giardini botanici. Ci andiamo in autobus: 15 dollari a testa. Bene, dicevamo che ci andiamo in bici allora: 24 dollari a testa. Qualcuno ha detto “a piedi”? Aggiudicato! Così ora che il Fit Bit è resuscitato (nonostante il caldo esagerato dell’outback abbia crepato lo schermo) ci regala qualche medaglia e un po’ di fuochi d’artificio. Nella nostra passeggiata vediamo che anche qui stanno avendo molto successo i bike sharing liberi, ovvero senza necessità di riportare la bici ad una stazione fissa, sono muniti anche di caschetto (che in Italia durerebbero 12 secondi) e non rischi la vita in strada come a Milano. Il costo in questo caso è di pochi dollari all’ora, ma ormai siamo lanciati, quindi continuiamo nella nostra camminata. Un ficus pluricentenario ci incanta per la sua maestosità…

Scopriamo che…

  • la parola selfie è nata qui
  • i soldi di materiale plastico sono stati fatti per i surfisti, che altrimenti, ad ogni nuotata, sarebbero sul lastrico col portafoglio dimenticato in tasca
  • chiunque qui ti chiede “come va”, anche alla cassa del super o quando ordini da mangiare e solo dopo che hai conversato si può procedere ad altro… un buon modo per scambiarsi un sorriso anche con gli sconosciuti
  • le soubrette in TV sono vietate dalla legge e incredibile a dirsi la gente guarda comunque i programmi, chi lo avrebbe mai detto?
  • l’Australia è costosa, veramente costosa per i nostri standard e non c’era bisogno di leggere la guida per capirlo…

Come conseguenza di quest’ultimo punto optiamo per il pranzo al sacco e la cena in appartamento. In fondo perdersi la cucina Australiana non è proprio un peccato, anzi ci guadagna la salute. Però questo vuol dire spesa al supermercato: ne troviamo uno particolarmente salutista, con frutta e insalata fresca, una sorta di Eataly australiano. Mi sfugge però il senso di alcune offerte: 1 mango 3 dollari, offerta speciale: 2 mango 6 dollari… ehm… boh… forse non sono fortissimi in matematica… Usciamo con una cassetta di spesa freschissima… o quasi

Avendo comprato anche l’insalata, si è aperto l’ennesimo capitolo della saga. Infatti tra i vari acquisti fa capolino quello che per Paolo è un tenerissimo songino, mentre per me sino foglie gnucche, tipo eucalipto (e mi sento pure in colpa che poi i koala si estinguono). Dalla fotografia potete chiaramente capire cosa fosse…

Adesso te la mangi tutta tu e la tagli con la motosega questa “insalata”…

Ci aggiriamo per i bellissimi parchi della città e vediamo un cartello chiaramente rivolto a noi: “GO TROPPO”!

Sembra che in questo giardino ci sia un albero dei desideri, vieni a noi!!! Eseguiamo la procedura indicata sul cartello ai suoi piedi alla lettera: 3 giri in senso orario, 3 giri in senso antiorario, 3 a testa in giù, fai un salto, fanne un altro, fai la giravolta, ecc. Dopo mezz’ora di rituale scopriamo che sto albero non è neanche l’albero dei desideri originario! Vabbè dopo tutta sta fatica lo tocchiamo lo stesso ed esprimiamo i nostri desideri sapientemente selezionati.

Continuiamo la nostra passeggiata verso il porto e riconosciamo l’inconfondibile Opera House, la cui struttura si ispira alle vele bianche gonfiate dal vento, anche se secondo alcuni locali ricorderebbe il rapporto sessuale tra tartarughe. Qualsiasi cosa avesse in mente Jørn Utzon quando la ideò il suo profilo impreziosisce lo skyline di Sydney, insieme alla baia e all’Harbour Bridge a fargli da cornice. Bellissima e moderna, sulla sua superficie viene proiettato ogni sera uno spettacolo di luci. Studiamo attentamente dove posizionarci, torneremo qui al calar del sole.

Torniamo alla base e mentre guardo i miei vestiti non posso non ripensare all’Uluru. Ci ha impresso nella mente immagini meravigliose e capisco ancora un po’ di più perché la loro terra faccia così parte dello spirito e della pelle degli Anangu: questa terra non ti si stacca più di dosso… in ogni senso, tutto ciò che abbiamo indossato ora è tinto di rosso e i lavaggi a mano peggiorano la situazione, abbiamo tutto il corredo del Gabibbo ormai. Scopriamo che al piano sopra c’è una lavatrice comune a 1,20 dollari a lavaggio… Scatta la caccia alle monetine: abbiamo solo soldi plastificati per surfisti. Proviamo con la banconota da 5 dollari: inutile, la macchinetta non prende carta e non c’è nessuna anima pia in vista che ce li possa cambiare. Nessun problema! Negozio cinese in vista. Compriamo qualcosa, possibilmente economico e ci facciamo dare il resto: Paolo parte in missione e esce dopo mezz’ora con un pacchetto di spille da balia semi aperto. Ora abbiamo tutte monete, ma da 2 dollari. Peccato che la macchinetta infernale voglia solo quelle da un dollaro. Secondo giro: usciamo con una colla, tappi per le orecchie e quaderno delle tabelline (ho il dubbio che Paolo l’abbia preso per fare i calcoli sul resto…). Ora però abbiamo un sacco di monete che sembra che abbiamo svaligiato la cassetta delle offerte in una chiesa. Ci rendiamo anche conto che alla fine questa lavatrice l’abbiamo pagata 5 dollari… due faine!

Parte il lavaggio e mezz’ora dopo ci rendiamo conto che non abbiamo posto per stendere… che problema c’è, andiamo di asciugatrice! 1 dollaro e 35 centesimi! Aaaaargh! Di nuovo!!! Come il gioco dell’oca si riparte dal via!

Finita la caccia al centesimo siamo quasi al tramonto, mangiamo una pasta volante e siamo di nuovo al giardino botanico, separati dall’Opera House dal canale formato dal fiume Parramatta. In attesa dello spettacolo di luci, vediamo degli spalti a pagamento e a pochi metri una panchina rigorosamente gratuita. Ecchecceffregaanoi, ci guardiamo lo spettacolo di luci da qui, gratis! Mentre aspettiamo Paolo si dà alla fotografia sperimentale.

Ma ecco il colpo di scena della giornata: quando mancano 7 minuti alla proiezione ci accorgiamo che saremmo dovuti essere dall’altra parte del canale. Gli spalti erano per la proiezione di un film di un cinema all’aperto! Panico! Opzioni valutate:

  • Urlare “Fermi tutti arriviamo dall’Italia per vedere sto spettacolo, non potete farci questo”
  • Usare Uber, sperando che risponda alla chiamata un motoscafo, o meglio un elicottero
  • Tuffarsi a nuoto stile James Bond e riuscire dall’altro lato in smoking

Tutte e tre le idee ci sembrano così geniali che decidiamo di starcene tranquilli dove ci troviamo e goderci lo spettacolo da qui. L’Opera House inizia a colorarsi e sembra stia spiegando le sue ali colorate come una farfalla.

5 commenti Aggiungi il tuo

  1. Carla ha detto:

    Ma che bellezze!!!
    Quasi meglio del festival di Sanremo 😁

    1. la Vale ha detto:

      È il quasi che frega… 😁

  2. ros ha detto:

    no…ma è la stanchezza o la vale….colpevole di questo sbaglio-sponda????
    comunque foto meravigliose!!!

    1. la Vale ha detto:

      Ci ha tratto in inganno la scalinata con le sedie… stiamo imparando a goderci le cose come vengono, anche se imperfette.

  3. ros ha detto:

    e comunque l’insalata è di origine ignota….

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