RTW day 99: chiara come un’alba… blu

Iniziamo col dire che questa mattina siamo usciti dall’ostello con le torce in testa come due minatori per andare a vedere l’albissimissima (ci vuole ancora un’issima) alle Blue Mountains, ma chissà come mai vedevamo benissimo anche con le due torce spente! Siamo sicuri che abbiamo puntato la sveglia all’ora giusta?

Giunti al Govetts Leap, punto scelto per ammirare lo spettacolo del sole nascente, iniziamo a sospettare di aver sbagliato qualcosa.

  • Arriviamo lì e tutti stanno sbaraccando cavalletti e macchine fotografiche
  • Arriviamo lì e c’è ancora più luce, ma noi sempre con le torce in testa come due pirla
  • Arriviamo lì e Paolo ha lasciato la macchina fotografica in ostello (in compenso però ha portato uno zaino pieno di non so cosa…)

Arriviamo lì ecchissenefrega ci godiamo il momento e quest’alba dai toni del blu!!!

Fa capolino pure una nuvoletta rosa… messa apposta lì, commissionata da chi sappiamo noi.

Siamo soli davanti a questo spettacolo. Forse ci saremo persi la nebbiolina delle 5, ma la magia di questo momento senza flash e turisti accalcati non ha prezzo. Orario perfetto, posto perfetto, compagno di avventura perfettissimo e tutto il mondo fuori!

Il sole è sorto quando ci risvegliamo da questo incantesimo.

Ci aspettano tre ore di auto per tornare verso la costa, quindi ci mettiamo in macchina per evitare di arrivare col sole a picco.

Tra un cartello di attraversamento papere e attraversamento canguri arriviamo al Morisset Park.

Il Parco si trova a nord di Sydney, all’interno di un ospedale psichiatrico. Tra la via delle palme e la strada dell’eucalipto, incontriamo una famigliola di bestiole saltellanti allo stato brado, particolarmente abituati alle persone e decisamente socievoli.

Appena ci vedono si mettono sull’attenti, soprattutto uno, il più grosso, che assume la posizione da Balotelli incazzoso.

Stiamo fermi lì un po’, capiscono che non siamo un pericolo, così si rilassano e iniziano a grattarsi e a spaparanzarsi. Balotelli se ne va lasciandoci con il suo harem.

Si lasciano coccolare, così ci sediamo con loro… e pure sui loro bagolini.

In riva al lago ci prepariamo il nostro pic nic… sembra di essere nel film “uccelli” di Hitchcock, ma è sufficiente un “non vi do niente” e tutto si quieta.

Mentre prepariamo l’insalatona, ci accorgiamo che, nonostante abbiamo passato un’ora nella giornata di ieri a scegliere la scatola di tonno più conveniente, a cercare quello più sano e più facile da aprire, che alla fine sembrava di essere al G8, ci siamo portati a casa quello sbagliato! Non ha la linguetta per aprirla e noi non abbiamo l’apriscatole. Paolo propone l’apertura con tecnica John Rambo, ma vorrei avere un marito con tutte le dita ancora a lungo, se possibile, quindi idea stroncata sul nascere.

Per fortuna abbiamo fatto scorta di scatolette, manco dovesse scoppiare una guerra nucleare, e quelle piccole si aprono facilmente con la linguetta, salvi!

Pomeriggio di relax solo noi e i canguri e poi via ad esplorare la costa a sud di Sydney. Scegliamo come base Jamberoo, solo per il nome… (gli altri finalisti erano le città di Bombo, Minnamurra e Blackbutt, probabilmente battezzate così da un produttore di film hard italo-australiano).

Dopo esserci rotolati, per tutto il pomeriggio, sul prato cacato dai canguri, ci aspetta una serata di lavaggi…

… e di pianificazione per l’Asia che si avvicina a grandi passi.

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