Russia, Finlandia, Paesi Baltici: cosa mettere in valigia per affrontare l’inverno nordico

Prima di iniziare questo viaggio pensavo sarebbero bastati un paio di jeans, la maglia di lana della salute e i mutandoni della nonna per affrontare l’inverno nordico. Poi la mia dolce metà ha iniziato a fare terrorismo psicologico, mostrandomi fotografie di Mosca congelata a -20 gradi e mi è salita l’ansia da assideramento.

Aggiungiamo anche il fatto che chiunque a cui raccontassimo la nostra meta sgranava gli occhi e ci dava dei pazzi… beh insomma… mi sono un po’ preoccupato. In effetti avendo condensato tante città (6) in pochi giorni (10) non potevamo sfruttare solo le (poche) ore di luce per vedere tutto quanto avevamo sulla lista, un motivo in più per corazzarci adeguatamente.
Da tenere in considerazione che come tutte le nostre vacanze, noi giriamo con un trolley cabin-size a testa, indipendentemente dai giorni di vacanza. Quindi la regola d’oro è: se non entra resta a casa. Che in viaggio diventa: se è sporco si lava (eh sì, sapone di Marsiglia, ottimo anche per il corpo e via!).

Da ciò ne consegue che la scelta deve essere oculata per evitare di occupare spazio con roba inutile o inefficace.

In generale non portiamo mai più di 3 capi per tipologia. Il sintetico si lava bene e asciuga rapidamente. Risparmierete prezioso spazio in valigia.
Devo dire che leggendo qui e là su vari forum di viaggi, ma anche di alpinismo, non ho trovato un grosso aiuto sul tema specifico “come sopravvivere all’inverno russo”, quindi ho raccolto un mix di suggerimenti e ho scelto l’equipaggiamento di conseguenza.
Riassunto di regole auree per isolarsi efficacemente dal freddo:

  • creare più camere d’aria tra uno strato e l’altro di vestiti. In questo modo l’aria si riscalda grazie al calore del corpo e fornisce l’isolamento necessario. Gli strati devono essere almeno 4 per il torace: base (base-layer, a contatto con la pelle), intermedio (mid-layer), superiore (top-layer), esterno (shell-layer). Avere a contatto con la pelle materiale che faccia traspirare e non trattenga il sudore (l’acqua tende a disperdere velocemente il calore) è importante: quindi un base-layer sintetico, anche non termico è d’obbligo. Gli strati non devono essere aderenti, altrimenti la camera d’aria non si forma, ma neanche troppo larghi altrimenti l’aria calda si disperde. Per gambe, mani, piedi e testa bastano due strati, con lo stesso concetto. Vestirsi a cipolla permette anche di sopravvivere quando si entra nei locali tipicamente con 30 gradi ed escursione termica estrema, vivamente raccomandati capi con zip per evitare di svestirsi ogni volta.
  • lavarsi spesso. Il grasso e la pelle che si depositano sugli indumenti riducono il loro potere isolante (avrei detto il contrario e pensavo anche di spalmarmi nel grasso di foca, ma per fortuna della mia fidanzata c’è chi ne sa più di me). In più avendo solo 3 cambi per tipologia di indumento diventa fondamentale per ogni interazione sociale vogliate intraprendere (a meno che sia in uno dei peggiori bar nei quartieri malfamati di Mosca, nel qual caso l’ascella ululante sarà l’ultimo dei vostri problemi).
  • sintetico di buona qualità e lane pregiate si equivalgono. Il sintetico ha il vantaggio di tenere caldo anche bagnato e di asciugarsi più rapidamente. In nessun caso usare capi di cotone (non tengono caldo e si impregnano facilmente di sudore favorendo la dispersione di calore e tendono a puzzare dopo pochi utilizzi)
  • evitare l'”effetto zampogna”, ovvero che l’aria calda accumulatasi tra gli strati fuoriesca dalle estremità (collo o caviglie). Queste zone devono essere il più possibile isolate e stabili nei movimenti. Ok quindi a ghette e lacci vari.
  • le scarpe devono essere rigorosamente in Goretex. Piedi bagnati=giornata finita. Una suola non piatta può evitare scivoloni in caso di ghiaccio.

Questo quindi è quanto ho messo in valigia (recuperando la gran parte del materiale dal vestiario da sci o da nordic walking) per i 10 giorni di viaggio:

  • Torace
  • Base layer:
    • Maglia sintetica Uniqlo Heattech Extra-Warm
    • Maglia sintetica Craft Active Extreme Windstopper ottima durante le giornate ventose grazie all’inserto in Goretex
    • Maglia sintetica Act Seven Seamless completamente senza cuciture, ottima a contatto con la pelle

Capi ok, Uniqlo forse la più calda/morbida, Craft la migliore per il vento, Act Seven la più comoda.

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  • Mid layer:
    • Maglia in lana merinos Minus33
    • Maglia sintetica Odlo X-Warm
    • Maglia sintetica Mizuno Thermo Breath Mid Weight (usabile anche come base layer in caso)

Non ho percepito differenze tra le tre, soddisfatto della scelta.

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  • Top layer:
    • Micropile North Face
    • Micropile  Peakmountain con zip
    • Maglione si cashmere Uniqlo. 

Anche qui tra i due micropile non ho trovato differenze sostanziali (se non nel prezzo). Cashmere una spanna sopra (anche come costo ovviamente), ma più ingombrante dei pile.

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  • Shell layer
    • Parka in piuma d’oca: è la stessa giacca che uso in inverno in città e non volevo spenderci soldi extra. Si è rivelato buono per l’isolamento termico, pessimo per l’impermeabilità. Inoltre il cappuccio non essendo avvolgente non proteggeva dal vento in modo efficace. Non lo riuserei per una viaggio simile, preferendo magari qualcosa di più tecnico e impermeabile, i parka della Salewa sono un ottimo compromesso prezzo qualità, magari associato con un sottogiacca termico tecnico (il mio preferito è l’ultra light down della Uniqlo, rapporto qualità/prezzo eccezionale). Se invece avete soldi da spendere potete prendere un parka in piuma d’oca rivestito in Goretex.

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  • Testa
    • Colbacco. Gentilmente offerto da mia mamma, colbacco originale russo del 1964 appartenuto al nonno e tramandato di generazione in generazione. Fantastico per isolare dal freddo, ma purtroppo non impermeabile e col pelo in fase di decomposizione avanzata. Decisamente ingombrante, ma volete mettere il fascino di indossarlo sulla piazza rossa?
    • Cappello di lana merinos Smartwool. Ha sostituito il colbacco dopo i primi due autoscatti sulla piazza rossa.
    • Cappuccio del parka. In caso di vento.

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  • Collo
    • Scaldacollo in pile. Ottimo, economico, trasformabile in sciarpa, passamontagna o cappello a seconda dell’esigenza. Lo indossavo a copertura di naso, gola e orecchie, doppiando il cappello su quest’ultime.

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  • Mani
    • Primo strato: guanti in lana merinos Smartwool. Calde ma tendono a bagnarsi se esposte alle intemperie, diminuendo l’isolamento drasticamente.
    • Secondo strato: moffole Burton. Impermeabili, permettono un maggiore scambio di calore tra le dita. Dovendo scattare fotografie spesso non le ho mai veramente usate, preferendo i guanti in lana e le tasche del parka per riprendere la sensibilità alle dita.

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  • Gambe
    • Mutanda classica (non ce l’ho fatta a prendere quella in lana, faceva troppo ottantenne)
    • Strato base calzamaglia in lana merinos Minus33
    • Pantalone Quechua Forclaz 500 Warm. Idrorepellente (ma non impermeabile). Dotato di Softshell per un maggior isolamento termico, gancio per fissarlo alle stringhe e lacci per evitare all’aria calda di fuoriuscire dal basso, evitando il sopracitato effetto zampogna. Economico ed efficace. Esiste anche la versione 900 ancora più calda ma credo decisamente meno traspirante.

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  • Piedi
    • Scarpe: La Sportiva. Sono le scarpe che uso per camminare in montagna, super comode, le uniche che ho rivestite in Goretex. Non volevo comprarne di nuove e devo dire che sono andate bene. In caso di neve alta forse avrei avuto difficoltà.
    • Calze: strato base in seta. Avevo seri dubbi sull’isolamento di calze così fini ma accoppiate ad un secondo strato di lana merinos si sono rivelate eccezionali e poco ingombranti nessun odore strano anche dopo un intera giornata. 3 paia di seta e 3 di lana sono bastate. Mi son fatto gabbare dalle calze Heat Holders. Totalmente sintetiche e spugnose hanno seri limiti: non traspirano lasciando il piede bagnato, hanno una fastidiosa cucitura in punta e sono troppo spesse. Le ho usate giusto sull’aereo sul volo di andata.

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Di seguito il link che ho trovato più utile sull’argomento (anche se non specifico sui viaggi) e da cui ho tratto la maggior parte dei suggerimenti:

http://www.housegate.net/woodvival/tecniche/trekking_invernale/abbigliamento/abbigliamento_invernale.htm

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